La violenza contro le donne e, in particolare, la violenza domestica, rappresentano fenomeni multiformi e complessi. Il radicamento degli stereotipi sui ruoli di genere, da una parte, e l’atteggiamento verso i comportamenti violenti, dall’altra, sono le chiavi di lettura per comprendere il contesto culturale in cui le relazioni violente trovano genesi e giustificazione.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare. Può portare gravi conseguenze nella vita psichica delle donne, degli uomini e dei bambini che la subiscono, come una bassa autostima, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, fino allo sviluppo di problemi psicologici come sindromi depressive, disturbo post-traumatico da stress o problemi somatici.

Le possibili cause della violenza si concentrano sul ruolo della donna e la relazione con il partner: la donna considerata come oggetto, l’uomo che deve ribadire la sua superiorità e il fastidio per l’emancipazione della donna.

Secondo i dati Istat, le denunce hanno registrato un incremento complessivo del 7,6% dal 2014 al 2019, con una progressiva risalita rispetto agli anni immediatamente precedenti.

Sull’ elevata numerosità per i denunciati per violenza domestica raffigurati ha probabilmente inciso una adeguata campagna pubblicitaria e di sensibilizzazione (lanciata a partire dal 2013) che è stata evidentemente capace di raggiungere in maniera efficace un pubblico molto ampio, richiamando l’attenzione delle vittime di violenza e di stalking.

Tuttavia questo dato non deve fuorviarci.

Nel 2006 secondo i dati Istat il 96% delle donne non denunciava la violenza subita. Da allora di strada ne è stata compiuta in senso positivo: sempre secondo i recenti dati Istat nel 2017 una donna su mille si è rivolta a un centro antiviolenza (43.467 donne cioè 15,5 ogni 10 mila) e due su tre di loro – 29 mila – sono state prese in carico, cioè hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Statisticamente dobbiamo ammettere che esiste una violenza di genere legata al voler limitare la libertà di movimento e pensiero della propria compagna/moglie/ex compagna/ex moglie, che ha dimensioni molto maggiori e origini complesse rispetto a quanto accade agli uomini che denunciano maltrattamenti e violenze da parte delle donne. La cultura repressiva nei confronti delle donne “in quanto donne” è ancora estremamente presente.

Ad agosto 2019 è entrata in vigore la legge n. 69 “Codice rosso” che ha innovato e modificato la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, corredandola di inasprimenti di sanzione. Tra le novità è previsto un più rapido avvio del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, con l’effetto che saranno adottati più celermente eventuali provvedimenti di protezione delle vittime. Al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, il giudice può aggiungere l’utilizzo di mezzi elettronici, come ad esempio il braccialetto elettronico ed il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi permette l’applicazione di misure di prevenzione.